Eliski e contemperamento di interessi

All’inizio del 2014 in Provincia di Belluno la stampa locale ha dato ampio risalto alla notizia secondo cui alcuni Comuni del Cadore hanno di fatto autorizzato, a fini turistici, la pratica dell’Eliski (sci fuoripista che utilizza l’elicottero come mezzo di risalita) lungo l’arco alpino.

 

Il Comune di Calalzo di Cadore, con delibera n. 109 del 30 dicembre 2013, ha espresso parere favorevole in ordine alla proposta formulata dalle Guide Alpine Tre Cime di Lavaredo di poter svolgere, con alcune limitazioni, questa rischiosa pratica sportiva in circoscritte zone del territorio comunale (in specie, sul ghiacciaio dell’Antelao, superiore e inferiore, e sul vallone esposto a nord che scende fino ad arrivare in Val d’Oten). Nel verbale si dà atto che su tale proposta si era già espresso favorevolmente il Collegio Regionale Veneto Guide Alpine – Maestri di Alpinismo di Cortina d’Ampezzo in data 23 dicembre 2013, dopo averne discusso con il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e con il Club Alpino Italiano del Veneto. 

Il 17 gennaio 2014 sulla questione interviene criticamente l’associazione ambientalista internazionale Mountain Wilderness, con un proprio comunicato stampa.

 

Segue il comunicato del CAI Veneto, in cui si nega decisamente il coinvolgimento del Club in questa vicenda, ripercorrendo le lotte fatte dal CAI per impedire che le Dolomiti diventino un suggestivo eliporto. 

Nel frattempo, il 10 febbraio 2014, sempre su richiesta del gruppo Guide Alpine Tre Cime di Lavaredo, anche il Comune di Auronzo di Cadore ha deliberato la possibilità di praticare l’Eliski (fino al termine del mese di aprile 2014) sul gruppo delle Marmarole – precisamente nel vallone delle Meduce, sui Lastoni e in Val Baion.

La materia è dunque allo stato devoluta a un regime autorizzativo rimesso alle contingenti valutazioni politico-gestionali dei comuni nel cui territorio questa pratica sportiva viene svolta.

 

Senza qui prendere posizione sui fatti di cui alle notizie riprese in questo post, non sfugge che il delicato conflitto fra preservazione del territorio (e nella specie dei fragilissimi ecosistemi dei ghiacciai alpini) e la libertà di iniziativa economica di quanti (in un periodo di crisi) vorrebbero rendere possibile questo tipo di attività turistica meriterebbe forse che il contemperamento degli interessi trovasse modo di essere compiuto quanto meno a livello di legislazione ed amministrazione regionale, se non – con riferimento ai ghiacciai – nazionale.